Consegne a domicilio con i droni, al via il test in Israele

Consegne a domicilio con i droni, al via il test in Israele

Da qualche tempo, il cielo di Israele è solcato da droni che effettuano le consegne a domicilio della merce. Lo scopo principale è quello di risparmiare il tempo e limitare il traffico in superficie. Ma l’obiettivo è più a lungo termine, perché il progetto prevede di creare “un sistema complesso, articolato e smart”, simile a quello realizzato dalla “Israel National Drone Initiative” (Indi), indipendente ed in grado di diventare un modello per le altre città e paesi nel mondo.

Il portale online Wired ha intercettato Daniella Partem, attualmente a capo dell'”Israeli Center for the 4th Industrial Revolution” (Wef) a Gerusalemme, dopo una lunga esperienza al Ministero dell’Economia Israeliana in qualità di Responsabile della Pianificazione Economica del Settore della Difesa. Partem ha spiegato come sia proprio l’interazione tra industria militare e settore civile la base del Wef e, allo stesso tempo, del progetto Indi. E l’obiettivo rimane quello di realizzare il mondo futuro, basato sulla tecnologia. Tecnologia che, però, de essere “sicura, economicamente scalabile, ripensate per il mercato civile”. Alla luce di questi obiettivi, Daniella Partem ha previsto che, tra un paio di anni, Israele pullulerà di droni, usati per motivi pacifici da parte di aziende, per svolgere diverse funzioni e con il desiderio di ridurre l’inquinamento, sia di natura ambientale, che di natura acustica. Tuttavia, per realizzare un progetto di simile portata è necessario realizzare un’economia in grado di reggere una sfida così importante. Infatti, ad oggi, in Israele, il mercato dei droni afferisce unicamente al comparto militare. Ma il Paese sta progettando una conversione di questo settore, perché acquisisca una sfumatura civile e pacifica.

A tal proposito, la Partem ha affermato: Pensiamo che i casi d’uso siano molto ampi, incluso il settore governativo: usi medicali, di sicurezza, di emergenza, ma anche commerciali, per la vita di tutti i giorni”. Per confermare l’importanza di questo progetti, ha riportato un’esperienza personale: “Con il primo webinar nel quale abbiamo iniziato a impostare il percorso ho fatto arrivare sul mio terrazzo a Gerusalemme una tazza di caffè con il drone: è arrivata velocemente, in modo sicuro e soprattutto il caffè era ancora caldo”. L’unica difficoltà per la piena realizzazione del progetto dei droni usati per scopi pacifici potrebbe arrivare dal comparto della regolamentazione. Per far volare un drone su una città o su una zona molto abitata è necessario fare richiesta non solo di un semplice permesso, ma sarà di adire alle autorità per la gestione del volo. Inoltre, sarebbe necessario progettare e realizzare una infrastruttura dedicata. E su quest’ultimo punto la Partem ha affermato: “Sinora abbiamo pianificato otto dimostrazioni e stiamo per fare la terza. Lo stato finanzia il 50% e le aziende private, per adesso più di 60, il resto. La gestione di tutto è unica, perché è un mix pubblico e privato”. Daniella Partem è consapevole che le partnership sono fondamentali, soprattutto per l’avvio del progetto. Proprio per questo, ha sottolineato la leader del Wef, il governo di Gerusalemme ha deciso di operare con il settore privato per creare un ambiente competitivo, che si distanzi dai modelli degli altri paesi. Ed, infatti, la Partem, ha affermato: “Abbiamo capito che la concorrenza e al tempo stesso il lavorare assieme è il motore del tutto”.

La tecnologia dei droni non è una novità assoluta. Partem, però, sta tentando di svilupparla nel miglior modo possibile proprio nel settore civile e privato, progettando modelli in grado di volare sulle città e alimentate da reti wireless. Gli obiettivi prefissati sono principalmente due: eliminare il traffico di veicoli e mezzi deputati alle consegne, perché queste vengano effettuate usando lo spazio aereo; “creare un ambiente economicamente <<giusto>>”, riducendo a 5 – 10 minuti, quello che un veicolo di terra farebbe in oltre mezz’ora. I nostri droni volano oltre la linea di vista, sono automatici, e il progetto è pensato per seguire la filosofia 1-10-100. Ogni operatore di droni fa volare dieci droni per cento uscite al giorno”, ha illustrato la Partem.

Ma è importante non perdere di vista la sicurezza, evitando che i droni finiscano sulle persone e sul traffico. E la Partem, affermando che “la sicurezza è un termine relativo”, domandandosi se è più sicuro portare una pizza con il motorino in centro”, ha ammesso che ogni drone pesa 25 chili ed è obbligatoriamente dotato di paracadute, per ridurre i danni in caso di guasti”. Inoltre, i droni avranno nellintelligenza artificiale il loro punto di forza. Essi, poi, interagiscono tra loro, “sono smart e interoperabili”, tanto che sono in grado di gestire autonomamente i percorsi, riprogrammando le rotte, qualora incontrino un altro mezzo nel corso del volo.

Lo sviluppo dei droni per scopi civili è aperto a tutte le aziende del mondo, non solo a quelle israeliane. Ma Israele ha dato il “la” a questo progetto in uno dei periodi più difficili dell’umanità, proprio nel pieno del lockdown e della pandemia. Però, paradossalmente, la complessità del momento si è trasformata in opportunità. E la Partem l’ha chiarito, concludendo: “Noi siamo appena entrati nella quarta ondata. La pandemia ci ha aiutato a vedere con più chiarezza che stiamo sviluppando un sistema utile e ci dà una mano nello spingere il suo sviluppo, paradossalmente. Di contro, ha limitato la possibilità per molti di venire a vedere questo lavoro, soprattutto gli stranieri, e aiutarci a migliorarlo”.