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Guyanmuchan, la blogger cinese populista con 6.4 milioni di followers ce l’ha con tutto l’Occidente

Guyanmuchan è una blogger cinese, che appartiene ad un nuovo gruppo, conosciuto come “ziganwu”. Vanta 6,4 milioni di follower sulla piattaforma cinese che assomiglia a Twitter, dove la blogger diffonde contenuti video e riprese su temi attuali e contemporanei. Invece, il successo di questo gruppo di blogger a cui appartiene anche Guyanmuchan viene associato al crescente successo del nazionalismo cinese. Allo stesso tempo, la denominazione che il team si è dato fa riferimento al gruppo troll “wumao”. Questo percepisce una retribuzione per sostenere pubblicamente le “ragioni di stato”. Gli “ziganwu”, invece, operano in modo del tutto gratuito.

Il team è famoso per la creazione e la diffusione di post e video aggressivi, aspramente critici nei confronti dell’Occidente e dei media, condivisi da un numero elevato di follower. Femminismo, diritti umani, multiculturalismo e democrazia sono soltanto alcuni dei temi affrontati dai zingawu e stimati come “corrotti” a causa dell’influenza occidentale. Ma anche gli attivisti del “separatismo”, i sostenitori della democrazia di Taiwan e Hong Kong, esperti ed intellettuali sono stati oggetto dell’attacco da parte del gruppo di blogger a cui appartiene Guyanmuchan. Anche la scrittrice Fang Fang, diventata famosa per aver raccontato in modo molto forte i primi giorni del COVID a Wuhan, ha subito i pesanti attacchi dei blogger ziganwu, insieme al noto medico Zhang Wenhong, reo di aver esortato la Cina alla convivenza con la pandemia.

I post dei blogger cinesi sono brevi, concisi, ma pungenti. Per questo motivo diventano virali, diffondendosi in modo veloce e facile. Tanto che Manya Koetse, analista cinese, esperta di social media, ha affermato: “Questo è nazionalismo da fast food. Le persone ne mangiano un morso, lo condividono e poi lo dimenticano”. La maggior parte dei blogger ziganwu, ha confermato al Koetse, è costituito da “giovani, cresciuti con un’istruzione piena di patriottismo e orgoglio della Cina, che ha contribuito ad alimentare questi ricordi storici di umiliazione nazionale”. Il successo del team lascia stupefatti in Cina, poiché il paese ha sempre imposto regole rigide per la disciplina delle pubblicazioni online. Regole che hanno censurato, e anche pesantemente, attivisti, esperti, specialisti e non hanno risparmiato cittadini comuni. I post ritenuti “pericolosi” vengono eliminati regolarmente dalle piattaforme più conosciute in Cina, quali Weibo e WeChat. Non vi è certezza, invece, se gli ziganwu siano legati al governo centrale, ma i ben informati hanno riferito che il gruppo è stato spesso premiato dai governi provinciali, presenziando anche eventi di alta rilevanza.

La rappresentante più illustre del gruppo dei ziganwu è, appunto, Guyanmuchan, il nome d’arte di Shu Chang. Comparsa sulle scene per la prima volta nel 2014 grazie al saggio “Sei una persona cinese”, che ha goduto di una notevole pubblicità da parte dei media locali, spesso è stata ospite del governo della città di Yantai. Inoltre, la Guyanmuchan ha tenuto una conferenza organizzata dall’agenzia di stampa statale “Youth.cn” ed è stata insignita del titolo di “ambasciatore di Internet” dalla provincia del Guangdong.

Tuttavia, negli ultimi mesi, alcuni post e contenuti pubblicati dai blogger ziganwu sono stati rimossi e cancellati. Infatti, alcuno ipotizzavano che il Covid fosse il risultato di un esperimento malriuscito in un laboratorio statunitense; altri attaccavano Zhang Wenhong. Alla fine di settembre, anche Guyanmuchan ha subito un improvviso blocco e, per 15 giorni, non ha potuto diffondere nuovi contenuti sulla sua pagina Weibo. La piattaforma, infatti, dichiarava che la blogger cinese Guyanmuchan aveva “violato le linee guida della community”. Ma, senza scoraggiarsi, è immediatamente corsa ai ripari e ha pubblicizzato un vecchio post, con cui ha indicato ai suoi follower l’esistenza di una pagina alternativa. Proprio su questa pagina, la blogger cinese Guyanmuchan ha continuato a pubblicare i suoi pungenti post quotidiani. E, motivando la scelta, ha concluso: “Ho creato questo piccolo account. Nel caso succeda qualcosa”.

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