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Più fiducia nei robot se sembrano “umani”

Più fiducia nei robot se sembrano “umani”

10/09/2021 0 By Redazione

Se non lo avete mai visto vi consiglio il film del 1980 diretto e interpretato da Alberto Sordi “Io e Caterina”. La trama trama della commedia ci parla di un uomo di affari di mezza età, Enrico interpretato da Sordi, che ha difficoltà nei rapporti con l’altro sesso e in particolare con la moglie Marisa (Valeria Valeri), la segretaria e amante Claudia (Catherine Spaak) e la domestica Teresa (Elisa Mainardi) pretendendo che siano sempre a sua disposizione sotto tutti gli aspetti. Stanco della situazione ripiega su un robot con fattezze da donna, Caterina, una tutto-fare che ben presto inizia ad avanzare pretese anche affettive arrivando anche a dimostrare sentimenti come la gelosia e la rabbia. Una storia satirica con uno sfondo di sociologia e fantascienza alleggerita dall’ironia della commedia. A oltre quarant’anni di distanza una ricercatrice italiana, la dottoressa Caterina Giannetti dell’Università di Pisa ci introduce in una nuova branca dell’Intelligenza Artificiale (AI) proponendo, insieme ai suoi colleghi, uno studio sulla SEAI (Social Emotional Artificial Intelligence – Intelligenza Artificiale Sociale Emotiva) dotando i robot con fattezze umane, gli umanoidi, di capacità espressive e comunicative e discutendo sulle sfide e le potenzialità dell’uso di questi umanoidi per studiare come gli umani interagiscono con loro quando lavorano in squadra.

Come aumentare la fiducia nei robot

Oggi abbiamo sempre più a che fare con macchine intelligenti e, di conseguenza, capire quanto gli umani si fidano delle scelte dei robot è diventato indispensabile per lo sviluppo tecnologico. Lo scopo dello studio, condotto con il metodo del gioco di fiducia economico proposto da Charness e Dufwenberg nel 2006, è di capire se gli esseri umani si fidano di più delle decisioni e dei consigli di una entità dotata di intelligenza artificiale quando il robot si presenta con fattezze umane ed è in grado di impersonare stati emotivi, empatia e comunicazione non verbale. I 160 studenti dell’università di Pisa che hanno partecipato al test hanno dimostrato, nel confronto delle risposte fornite da un computer, da un robot umanoide e da un vero essere umano, una fiducia notevolmente superiore a favore del robot con fattezze ed espressioni umane rispetto al computer che, in fondo, forniva risposte simili. Una fiducia nell’umanoide quasi uguale a quella riservata all’essere umano in carne ed ossa. Inoltre, misurando l’attività cardiovascolare e la conducibilità elettrica della pelle, i ricercatori sono stati in grado di capire le reazioni psicofisiche degli studenti durante i test e, anche in questo caso, hanno riscontrato atteggiamenti più positivi verso gli umanoidi rispetto a quelli dimostrati nei confronti dei computer.

Robot: gli sviluppi futuri

Creare, quindi, robot con fattezze umane e in grado di esprimere emozioni ed empatia è la direzione giusta per migliorare il rapporto fra l’uomo e le macchine e apre la strada a scenari fino a ieri solo ipotizzati, che possono andare dal supporto alle decisioni economiche e finanziarie ai consigli sui servizi da scegliere fino al supporto di gruppi di lavoro. Immaginate se nel bel mezzo di una riunione di lavoro il robot umanoide, avvertendo la tensione e la stanchezza degli umani, proponga: “Ragazzi, facciamo una pausa per un caffè!”. Ideale, salvo che non diventi gelosa della segretaria!