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Negli ultimi 4 anni Google ha pagato 23,26 miliardi di euro di multe in Europa

Qualche giorno fa, la seconda Corte più alta d’Europa ha rigettato il ricorso di Google contro la sentenza dell’antitrust ed il leader della concorrenza dell’Unione Europea, Margrethe Vestager, condannando BigG al pagamento di una multa di 2,42 miliardi di euro (pari a 2,8 miliardi di dollari). La condanna da parte dell’UE nei confronti di Google è solo uno dei tanti casi che ha coinvolto il colosso di Mountain View in questioni legate all’antitrust e allo shopping online. In particolare, Google Alphabet (la grande compagnia di BigG divisa in settori che, a loro volta, si occupano di comparti differenti: tecnologia e biotecnologie; investimenti finanziari; ricerca) ha accumulato qualcosa come 8,25 miliardi di euro in sanzioni antitrust da parte dell’Unione Europea nell’ultimo decennio.

Infatti, da oltre 10 anni, l’azienda di Mountain View combatte contro le istituzioni che disciplinano l’antitrust dell’Unione Europea. Più precisamente, sotto la lente di ingrandimento dei regolatori dell’UE sono finite spesso le pratiche commerciali messe in campo da BigG e che hanno scatenato le polemiche dei concorrenti.  Così, la lotta tra Google e l’UE è iniziata il 3 novembre 2009, quando -il sito britannico di confronto dei prezzi “Foundem” presentò in Commissione Europea le modalità di ricerca online del colosso californiano.  Neppure un anno dopo, nel 2010, è Microsoft ad avanzare le sue istanze per le modalità con cui Google faceva uso del servizio pubblicitario “AdSense”. Verso la fine dello stesso anno, ancora la Commissione Europea aprì un’indagine per vagliare le accuse contro Google, oggetto di ben 18 denunce, accusato di aver “abusato della sua posizione dominante nelle ricerche online”.

Dopo tre anni di calma apparente, BigG finì nuovamente nel mirino, quando nel 2013 fu oggetto di tre diversi procedimenti: il 3 aprile, “Google offrì concessioni relative alla ricerca online e alla sua rete pubblicitaria AdSense per affrontare i problemi di concorrenza dell’UE, senza ammettere illeciti”; il 25 aprile, l’Unione Europea avanzò richieste di interazioni agli utenti e ai concorrenti in relazione alle concessioni di Google”. Qualche mese dopo, invece, il gruppo di lobby FairSearch avanzò una protesta alla Commissione europea sulle pratiche commerciali usate da Google per Android. Anche il 2014 è stata un’annata calda per BigG, oggetto di altre tre questioni importanti: il 5 febbraio, Google migliorò le sue concessioni, relativamente alla ricerca online ma, nel maggio dello stesso anno, “Almunia” affermò che le reazioni di coloro che avevano avanzato la denuncia sarebbero state importanti per delineare se accettare o meno le concessioni di Google. A Settembre, poi, Joaquin Almunia, al tempo Commissario Europeo per la Concorrenza, affermò che non sarebbe stato in grado di portare a risoluzione il caso Google prima della scadenza del suo mandato, che sarebbe scaduto ad ottobre.

Neppure un anno di tregua e il 15 aprile 2015 l’Unione Europea aprì un’indagine su Android, il sistema operativo per smartphone targato Google. A conclusione dell’indagine, l’UE addebitò al colosso di Mountain View “il blocco dei concorrenti del suo servizio di confronto dei prezzi di acquisto”. Il 20 aprile 2016, ancora l’UE inviò un foglio di addebito a BigG, in cui erano ben spiegate tutte le pratiche messe in campo e che avevano ostacolato la concorrenza da parte dei produttori di smartphone Android e di applicazioni nel settore. Il 14 luglio 2016, l’Unione Europea mosse un’altra importante accusa contro il servizio di acquisto di Google, a cui imputò anche di “impedire a terzi che utilizzano il suo prodotto AdSense e di visualizzare annunci pubblicitari di ricerca dei concorrenti di Google”. Neppure il 2017 fu anno di queite. Infatti, il 27 giugno l’UE comminò una multa di 2,42 miliardi di euro, perché Google aveva ostacolato l’attività dei siti che si occupavano di paragonare i prezzi dei concorrenti.

Il 18 luglio 2018, Google è ancora nel polverone. Le autorità antitrust dell’Unione Europea comminarono a Google una multa record di 4,34 miliardi di euro, a causa del sistema operativo di punta, Android, in seguito ad un’indagine portata avanti per tre anni. Il 20 marzo 2019, una nuova ammenda di 1,49 miliardi di euro fu inflitta a BigG ancora da parte dell’antitrust dell’UE, perché per 10 anni aveva “ostacolato l’attività di ricerca online dei concorrenti”. Per un paio di anni, su Mountain View sembrava essere calata la quiete. Ma è solo apparenza. Infatti, nell’anno in corso, il 9 giugno Google ha ceduto alle pressioni dei concorrenti e “consentirà loro di competere gratuitamente per essere i motori di ricerca predefiniti sui dispositivi Android in Europa, ampliando l’impegno nei confronti delle autorità di regolamentazione antitrust dell’UE due anni prima”. Il 22 giugno, invece, le autorità di regolamentazione antitrust dell’UE hanno avviato un’indagine sul volume di affari generato dalla pubblicità digitale di Google, al fine di verificare se l’azienda californiana avesse intrapreso una corsia preferenziale per favorire i propri servizi. Infine, il 27 settembre 2021, Google ha contestato all’UE la multa di 4,34 miliardi di euro per la questione Android.

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