Il progetto segreto di Google per trasformare internet in un recinto di pecore tracciate

Il progetto segreto di Google per trasformare internet in un recinto di pecore tracciate

Da tempo, i più esperti ed informati avevano sospettato che “Google Privacy Sandbox” avesse come scopo incrementare le ricchezze di BigG più che salvaguardare la privacy degli utenti. Attualmente, 27 avvocati di stato stanno concentrando la loro attenzione proprio su Google Privacy Sandbox, affermando con certezza che Google sta pianificando di “chiudere” Internet e racchiudere tutta la pubblicità sotto il suo controllo. Inizialmente, BigG stava progettando NERA”, una tecnologia finalizzata alla creazione di “un ecosistema chiuso da Internet aperto”. Ma prendendo visione dei documenti dove Google parlava di NERA, è stato possibile capire come la motivazione alla base di questo progetto fosse quello di “imitare con successo un giardino recintato attraverso il web aperto [così] possiamo proteggere i nostri margini “.

Stando a quanto trapelato dai documenti interni, la strategia Google Privacy Sandbox permetterebbe al colosso di Mountain View di realizzare commissioni di intermediazione ancora più alte. Proprio un dipendente di BigG, parlando di NERA, ha affermato che l’obiettivo consisteva nel “catturare i vantaggi di una proprietà strettamente <<gestita’>>… senza <<possesso>> della proprietà e affrontare le sfide della creazione di nuovi prodotti di consumo“. Apple segue un programma simile, in grado di monetizzare, grazie all’attività degli sviluppatori su iPhone, ma senza progettare le app. A differenza di Google e Apple, Microsoft non è in grado di farlo sulla sua piattaforma di Windows.

Google, invece, ha sfruttato il successo del suo browser di punta, Chrome, per tracciare gli utenti e tenerli connessi allo “sfogliatore” di pagine. L’operazione si è resa possibile, perché l’azienda di Mountain View ha agito sugli accessi degli utenti nel browser, nel momento in cui questi hanno fruito di una qualsiasi piattaforma ad esso legata (ad esempio Gmail o YouTube). In questa circostanza, BigG ha disconnesso gli users, inducendo gli stessi a rimanere connessi al browser, permettendo a Google di tracciare tutte le loro attività. In questo modo, il colosso dell’informatica ha la possibilità di raccogliere informazione accurate sugli utenti, ma senza ricorrere ai cookie, indirizzando la pubblicità su questi profili. Tuttavia, nel momento in cui si sono incrementati i controlli normativi mondiali nei confronti di Google e altri colossi dell’informatica, BigG ha deciso di deviare da NERA verso “Privacy Sandbox”. Quest’ultimo rappresenta “uno standard apparentemente aperto che dipenderebbe ancora in gran parte dal browser per eseguire il monitoraggio. Ciò accelererebbe anche la preminenza della rete pubblicitaria di Google bloccando i cookie di terze parti utilizzati da altre agenzie pubblicitarie”.

Gli esperti del diritto hanno affermato: “Il nuovo schema di Google non favorisce la concorrenza, perché costringe gli inserzionisti a spostare la spesa da proprietà mediatiche più piccole come The Dallas Morning News a grandi proprietà dominanti come Google. Chrome è impostato per disabilitare la tecnologia di tracciamento dei cookie principale che quasi tutti i publisher non Google attualmente utilizzano per tracciare gli utenti e indirizzare gli annunci”. Pertanto, fanno rilevare gli avvocati, “un piccolo inserzionista come una concessionaria di auto locale non sarà più in grado di utilizzare i cookie per fare pubblicità su The Dallas Morning News e The Austin Chronicle. Ma lo stesso inserzionista sarà in grado di continuare a monitorare e indirizzare gli annunci su Ricerca Google, YouTube e Gmail, tra i più grandi siti del mondo, perché Google si basa su un diverso tipo di cookie (che Chrome non bloccherà) e tecnologie di tracciamento alternative per offrire tale monitoraggio tra i siti agli inserzionisti”.

Google opera sul lato acquisto e sul lato vendita, gestisce uno scambio e partecipa al mercato come acquirente e come venditore“, hanno proseguito gli avvocati. Che hanno sottolineato come “i prossimi cambiamenti di Google costringeranno i partecipanti al mercato a fare ancora più affidamento su Google, un intermediario conflittuale, in qualità di arbitro delle transazioni pubblicitarie “. Infatti, gli esperti del diritto accusano BigG di “cercare di nascondere le sue vere intenzioni dietro un pretesto di privacy “, dicendo: Google in realtà non pone fine alla profilazione degli utenti o alla pubblicità mirata; non interrompe il monitoraggio degli utenti da parte di Google nei più grandi siti del mondo”, poiché “il Sandbox non riguarda la tua privacy”. Le accuse mosse dagli avvocati non hanno ancora trovato conferma e neppure Google ha mai replicato alla polemica sollevata dagli esperti del diritto.