In Vaticano studiano l’intelligenza artificiale applicata ai diritti sociali dell’uomo

In Vaticano studiano l’intelligenza artificiale applicata ai diritti sociali dell’uomo

Da anni, anche il Vaticano è sede di meeting, convegni, simposi, incontri e giornate di studio sull’Intelligenza Artificiale, poiché anche Papa Francesco ha sottolineato, più volte e soprattutto in questi ultimi tempi, che le innovazioni in questo settore possono avere un impatto significativo su tutti gli altri settori della vita umana.  Diventano importanti gli incontri, i confronti, le condivisioni, per affrontare al meglio le sfide che le innovazioni tecnologiche comportano. Infatti, anche il Santo Padre ha spesso ripetuto che “problemi nuovi richiedono soluzioni nuove”. Pertanto, l’obiettivo è quello di evidenziare le implicazioni etiche “sollevate dall’uso pervasivo delle tecnologie”, oltre che di “incoraggiare a privilegiare un sapere <<integrato>”, perché si eviti il realizzarsi di quello che, all’interno dell’enciclica “Laudato si’” ha definito il “paradigma tecnocratico”.

Il 21 ottobre, presso il Palazzo della Cancelleria, si è tenuto un incontro che ha unito queste tematiche e ha chiamato a raccolta alcuni dei più importanti esponenti del mondo religioso, impegnati a riflettere sull’impatto che l’Intelligenza Artificiale ha sull’essere umano e sulla società. Inoltre, il Simposio ha avuto come obiettivo affrontare le questione afferenti alla coscienza  e alla funzione della Dottrina Cristiana della Chiesa. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, e Bernhard Kotsch, ambasciatore di Germania presso la Santa Sede, hanno inaugurato l’incontro, mentre è stato monsignor Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, a chiudere il Simposio in Vaticano.

Ed è stato proprio Paul Tighe, nel corso di un’intervista sul portale ufficiale del Vaticano “Vatican News”, ad illustrare i passaggi principali dell’incontro. Il Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura ha affermato che il Simposio è nato da un suo incontro con Christof Koch, uno specialista di intelligenza artificiale, per aprire un dibattito sulle sfide/opportunità che si aprono per il futuro. Così, ha affermato Tighe, “abbiamo capito che sarebbe stato veramente utile, un servizio per tutti, organizzare un Simposio, non tanto per risolvere i problemi o per arrivare a soluzioni definitive, non per correre verso risposte premature, ma per promuovere un dialogo, coinvolgendo esperti di varie discipline, con l’idea di arricchire la nostra comprensione delle domande più fondamentali”. E le domande – chiave del Simposio sono state, ad esempio, “come potrebbe cambiare la società con l’ingresso dell’IA? Quale l’effetto sul mondo del lavoro?”.

Tighe, affermando che “il lavoro non è solo il posto dove si va per guadagnare uno stipendio, ma è il posto dove socializziamo e dove si esprime la nostra dignità di esseri umani” ha sottolineato che l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale “è un rischio”, perché “potrebbe creare nuove forme di disoccupazione”, oltre che “aumentare la disuguaglianza nel mondo”. Tighe, infatti, ha espresso il timore per cui “quelli che controllano i mezzi di produzione di queste tecnologie siano sempre di meno, mentre altri saranno sempre più disoccupati”, mettendo severamente a rischio il “concetto di solidarietà umana“. Il Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura ha evidenziato che la diseguaglianza ci sarà sia a livello materiale che di potere, perché “i ricchi avranno sempre più mezzi per controllare la politica e quindi la società”, con conseguenze terribili nel mondo, dove ancora “milioni di persone non hanno i mezzi sufficienti neanche per sopravvivere”.

Infine, Tighe ha sottolineato come il Simposio abbia coinvolto esperti e specialisti di diversi campi del sapere, perché un tema così delicato ha meritato un approccio multidisciplinare. Ed, infatti, Monsignor Tighe ha spiegato: “E’ impossibile parlare in modo giusto e rigoroso dell’Intelligenza Artificiale senza coinvolgere tecnici e osservare quanto la tecnologia sta creando. Poi serve l’input dei filosofi che stanno indagando la regolamentazione generale da poter condividere nella società. E ancora alla conferenza ci saranno i teologi perché c’è una grande sfida in ballo nella Chiesa su questo tema”. Perché, ha concluso il Segretario del Pontificio Consiglio per la Cultura, “si tratta non solo di pensare all’Intelligenza Artificiale ma anche di riflettere su come le nuove tecnologie offrano all’umanità la possibilità di sviluppare la sua natura, addirittura di modificarla”. E, affermando che “c’è una sfida in atto”, ritiene sia opportuno “fermarsi a pensare e non dire subito <<no>>”, ma “guardare le potenzialità, oltre che valutare i rischi di quanto si sta sviluppando”.