La Commissione Europea vuole vietare la registrazione anonima dei nomi a dominio

La Commissione Europea vuole vietare la registrazione anonima dei nomi a dominio

La Commissione Europea è a lavoro per incrementare il livello di sicurezza informatica, anche e soprattutto per contrastare le minacce da parte degli hacker e dei criminali della rete. La normativa, che è in fase di discussione presso il Parlamento Europeo, prevede un emendamento che tocca da vicino l’anonimato in rete, uno degli elementi fondamentali di Internet. La minaccia e la messa in discussione dell’anonimato in rete aprono criticità importanti ed una serie di conseguenze da non sottovalutare.

Se la normativa trovasse concreta approvazione nella forma in cui è attualmente prevista, la registrazione del dominio di un sito web obbligherebbe l’utente a fornire le proprie informazioni personali; dunque, dovrebbe necessariamente rendere noti il nome ed il cognome, l’indirizzo e il numero di telefono, che poi saranno visibili sul database Whois. Fino a questo momento, infatti, l’operazione non richiede il rilascio delle generalità, né è richiesta la verifica dei dati personali. La Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia del Parlamento Europeo (Itre) vuole rendere obbligatoria la verifica dei dati di registrazione. La discussione sarà affrontata presso la Commissione per gli Affari, per poi incontrare il parere dell’Itre entro la fine del mese di ottobre.

Se la nuova normativa, studiata in seno alla Commissione Europea e discussa presso il Parlamento Europeo, dovesse entrare in vigore, i servizi a tutela della privacy nella registrazione di un dominio sul web andrebbero a a decadere. E questo, stando a quanto dichiarato anche dall’eurodeputato Patrick Breyer, “relatore ombra” della Commissione per le Libertà Civili, la Giustizia e gli Affari Interni (Libe) e da sempre attento alle questioni di diritti digitali e privacy, potrebbe decretare “la fine dei servizi che garantiscono la privacy nella registrazione del dominio, minacciando la sicurezza di attivisti e informatori“. A tal proposito, Breyer ha affermato: Questa politica di identificazione indiscriminata per i titolari di domini è un grande passo verso l’abolizione delle pubblicazioni anonime e delle fughe di notizie su internet”. Secondo il suo parere, inoltre, la normativa limita e mette in pericolo i proprietari dei siti web, “perché solo l’anonimato protegge efficacemente da furti e perdita di dati, stalking, furto di identità e doxing”. Pertanto, attraverso una nota, Breyer e il suo Partito chiedono l’eliminazione di questo obbligo.

Anche gli attivisti scendono in campo per mostrare il loro dissenso. Questi ultimi, infatti, ricordano come il diritto all’anonimato online diventi fondamentale “per donne, bambini, minoranze e persone vulnerabili, vittime di abusi e stalking”. La privacy in rete rappresenta una grande occasione per per i “whistleblower” ed è imprescindibile per gli oppositori politici, soprattutto in quei Paesi dove la popolazione non gode delle libertà più essenziali. Breyer, infatti, evidenzia che solo la certezza dell’anonimato “impedisce la persecuzione e la discriminazione di persone coraggiose bisognose di aiuto e garantisce il libero scambio di informazioni a volte vitali”. A tal proposito, l’urodeputato ha ricordato che, se gli attivisti di Wikileaks “avessero dovuto registrare il sito web della piattaforma a loro nome prima di divulgare il loro materiale, sarebbero stati immediatamente perseguiti negli Stati Uniti”. Anche Denic, il gestore del dominio tedesco, si è mostrato contrario all’iniziativa legislativa avanzata in Europa, ritenendo non “necessaria e proporzionata un’identificazione anticipata del titolare del dominio”, ritenuta addirittura “invasiva”.