LinkedIn è tra le 105 applicazioni che saranno chiuse in Cina per violazione della privacy

LinkedIn è tra le 105 applicazioni che saranno chiuse in Cina per violazione della privacy

Linkedin, il social network professionale per la ricerca del lavoro acquisito da Microsoft nel 2016, chiuderà in Cina

La piattaforma era uno dei pochi servizi occidentali ancora aperti in Cina; infatti, il paese aveva già vietato Signal e Clubhouse all’inizio del 2021, bloccato Facebook e Twitter nel 2019 e abolito Instagram nel 2014.

Fin dal suo debutto in Cina, l’allora CEO Jeff Weiner, divenuto oggi Presidente Esecutivo, non aveva nascosto alcune perplessità riguardanti il rischio di entrare nel mercato cinese a causa della crescente censura del governo con il conseguente obbligo di eliminare spesso dei contenuti ritenuti inappropriati. Secondo Microsoft, la Cina risulta “un ambiente operativo significamente più impegnativo” e richiede “maggiori requisiti di conformità richiesti da Pechino, i quali rientrano tra i motivi che hanno portato alla chiusura della piattaforma. 

Dal 2014, anno in cui Linkedin ha fatto la sua prima apparizione nel paese orientale, si era scelto di sottostare alle richieste ed alle restrizioni del governo cinese per ciò che riguarda la rimozione di alcuni tipi di contenuti postati dagli utenti. Con il passare del tempo, però, la Cina ha iniziato ad introdurre ulteriori limitazioni sulla privacy degli utenti e sui contenuti per far sì che le piattaforme Internet promuovessero maggiormente e più attivamente i valori fondamentali del socialismo. A tal proposito, il social media del lavoro ha comunicato che alcuni profili Linkedin di attivisti per la difesa dei diritti umani, di accademici e di giornalisti sono stati bloccati dal governo di Pechino con l’accusa di diffondere contenuti vietati. A seguito di diversi eventi “negativi”, sebbene Linkedin abbia affermato di aver riscontrato un notevole successo “nell’aiutare i membri cinesi a trovare lavoro e opportunità economiche”, non ha registrato gli stessi risultati “negli aspetti più sociali della condivisione e dell’informazione” e si è trovato costretto a chiudere.

A marzo, per un periodo di 30 giorni è stato vietato ai nuovi utenti cinesi di iscriversi sulla piattaforma mentre la società cercava di regolare al meglio i propri contenuti. Dopo qualche mese, la Cina ha affermato che verranno chiuse 105 applicazioni che violano le leggi sulla raccolta dei dati e tra queste è inclusa anche Linkedin. Ma il social network del lavoro non si arrende; infatti, sta lavorando ad una nuova app indipendente: InJobs. Questa sarà una sorta di bacheca Internet del lavoro senza alcun aspetto social, come la condivisione di post, articoli o opinioni, proprio per evitare la pubblicazione e la diffusione di contenuti non approvati dal governo.

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