Facebook, comitato di controllo esamina l’esenzione dei vip dalle regole

Facebook, comitato di controllo esamina l’esenzione dei vip dalle regole

Nei giorni scorsi, l’Osservatorio di Facebook ha mostrato le lacune della piattaforma omonima, ammettendo che essa non ha mostrato molta disponibilità nel chiarire le motivazioni per cui gli utenti “vip” sono esenti dalle regole di moderazione dei contenuti della piattaforma. A tal proposito, l’Osservatorio ha affermato: “Il fatto che Facebook abbia fornito una risposta così ambigua e non dettagliata a una richiesta di maggiore trasparenza non è accettabileLa risposta di Facebook non fornisce alcuna trasparenza significativa sui criteri per gli account o le pagine selezionate per l’inclusione nel controllo incrociato“.

La vicenda risale a qualche mese fa, quando il Wall Street Journal ha svelato come Facebook abbia creato una sorta di “whitelist“, in cui ha inserito almeno 5,8 milioni di personalità di spicco (giornalisti, politici, attori, VIP), esonerandoli dal rispetto di qualsiasi regola che governa e disciplina la piattaforma di Zuckergberg. L’opzione prende il nome di “XCheck” o “cross check”. Ed interessa personaggi noti ed influenti; censurare i contenuti da loro diffusi e pubblicati potrebbe mettere in discussione tutto il sistema delle pubbliche relazioni. Così, se nella normalità delle situazioni quotidiane un utente pubblica post che trasgrediscono le regole della Community, immediatamente un algoritmo elimina il contenuto o ne limita la visibilità. A volte, il post è analizzato anche dai moderatori dell’azienda. XCheck, invece, non sopprime i contenuti. Questi, infatti, vengono controllati dalle squadre dei dipendenti di Facebook, che possono decidere se aggiungere gli account alla white list. Il sistema è diffuso e conosciuto dal 2018, ma sembra non essere neanche molto affidabile. Nel corso del 2020, infatti, prima di essere soppressi, i post che hanno violato gli standard delle politiche di Facebook sono stati visualizzati oltre 16 miliardi di volte.

Thomas Hughes, Direttore dell’Osservatorio, ha immediatamente controbattuto: “La quantità di informazioni pubblicamente disponibili sui controlli incrociati è troppo limitataGli utenti devono sapere cosa viene fatto, quando e perché. Se tutto viene fatto in modo opaco e invisibile, alimenta la convinzione che stia accadendo qualcosa di spiacevole“.

Tuttavia, il Consiglio chiede a Facebook di chiarire pubblicamente secondo quali logiche procede per l’inserimento dei profili nel programma di “controllo incrociato”. Ma se Facebook ha dichiarato di aver inserito nella White list solo pochi nominativi, Hughes ribadisce che, invece, si tratta di 6 milioni di profili. E, proprio per questo motivo, la piattaforma di Zuckerberg ha mostrato disponibilità nell’effettuare una revisione del suo programma di controllo incrociato, con l’obiettivo “di essere più chiara nelle spiegazioni in futuro“.