Il vice presidente di Cloudflare ammette che il down di Facebook ha rallentato milioni di siti internet in tutto il pianeta

Il vice presidente di Cloudflare ammette che il down di Facebook ha rallentato milioni di siti internet in tutto il pianeta

Per circa sei ore, lunedì 4 ottobre si è verificato il down completo di Facebook, Instagram e Whatsapp. A differenza di qualche giorno, è stato rivelate anche quanto è accaduto e le relative motivazioni. Facebook, infatti, ha svelato che il problema si è verificato perché non hanno funzionato in modo corretto ed adeguato “alcune modifiche apportate internamente alla configurazione dei router dell’azienda”. A dare l’annuncio ufficiale è stato Santosh Janardhan, vicepresidente di Facebook per le infrastrutture. E questo stop del traffico di rete “ha avuto un effetto a cascata sul modo in cui comunicano i nostri data center, interrompendo i nostri servizi”.

Infatti, mentre il problema era già in corso, gli esperti avevano teorizzato (scoprendo proprio in queste ore di avere ragione) che la criticità riguardasse il Domain name system (Dns) e il Border gateway protocol (Bgp) di Facebook, due tecnologie vitali per tutta l’infrastruttura di internet, perché agevola l’indirizzamento dei dati. Più precisamente, il Dns è il sistema che denomina i nodi della rete e i Bpg sono come delle cartine utili per arrivare all’indirizzo Ip.

Il servizio di “Dns Cloudflare” ha illustrato che Facebook, facendo ricorso ad una serie di upgrade, è come se avesse tramesso Bgp, dimostrando che quelle piste verso il colosso di Zuckerberg erano sparite. E gli utenti non trovavano il percorso per entrarvi.

Il down ha toccato Facebook e i servizi ad esso connessi. Tornando all’evento del 4 ottobre scorso, Janardhan ha affermato: “La causa alla base di questa interruzione ha avuto un impatto anche su molti degli strumenti e dei sistemi interni che utilizziamo nelle nostre operazioni quotidiane, complicando i nostri tentativi di diagnosticare e risolvere rapidamente il problema”. Si stima come questo down abbia bloccato milioni di siti nel mondo, causando problemi in diversi contesti lavorativi. Ad esempio, nella sede del New York Times i dipendenti hanno faticato ad entrare nelle caselle di email e tool, oltre che nei server. Alcuni hanno faticato a fare il proprio ingresso fisico in ufficio, perché il badge era in tilt.

Seppur dalle stanze di Facebook non sia trapelata alcuna indiscrezione, i ben informati affermano che il social ha avuto la necessità di inviare il suo team di esperti in California, al fine di risolvere il problema manualmente. E, solo intorno alla mezzanotte italiana, gli utenti hanno potuto constatare il “ritorno” di Facebook, Instagram e WhatsApp. Il team di Mark Zuckerberg si è scusato per l’imprevisto, rivolgendo la sua richiesta alle persone e alle aziende che usano la piattaforme per i loro affari. Dal canto suo, la piattaforma ammette di non possedere “nessuna prova che i dati degli utenti siano stati compromessi a causa di questo tempo di inattività”. Down di questa portata non sono fenomeni frequenti ma, quando si realizzano, causano conseguenze a cascata, riaprendo il dibattito mai sopito di un “web troppo centralizzato” e sovraccarico.