L’intelligenza artificiale di Project CETI ci permetterà di parlare con le balene

L’intelligenza artificiale di Project CETI ci permetterà di parlare con le balene

Chissà cosa ci direbbero gli animali se potessero parlare con il nostro stesso linguaggio. Tutti almeno una volta ci siamo chiesti cosa pensano gli animali, magari da piccoli, ma è durante tutto l’arco della nostra vita che cerchiamo di interpretare i loro movimenti e le loro espressioni per comprendere al meglio cosa stanno cercando di dirci e per metterci in sintonia con loro; si pensi solo al legame che si viene a creare con gli animali domestici. Ma adesso sta per accadere qualcosa di ancora più grande perché un team interdisciplinare di scienziati, mentre noi passavamo dalla prima alla seconda ondata del coronavirus, ha lanciato un progetto che ha l’obiettivo di comunicare con le balene decodificando il loro linguaggio. 

L’iniziativa si chiama Project CETI (Cetacean Translation Initiative) è mira alla creazione di un’intelligenza artificiale che sia in grado di comprendere il linguaggio delle balene e comunicare con loro. Se si riuscissero ad interpretare i movimenti ed i suoni delle balene, si potrebbero riprodurre dei “suoni chiave” che ci permetterebbero di avere una conversazione a doppio senso con questi giganteschi animali marini. 

Michael Bronstein, informatico a capo del machine learning per il Project CETI, non ha mai visto una balena in tutta la sua vita eppure sta conseguendo uno studio che potrebbe avere dei risvolti talmente rivoluzionari che cambierebbero il modo di vivere degli umani, ma come funziona lo studio che sta conducendo? I ricercatori si basano sullo studio e sull’elaborazione del linguaggio naturale (PNL), un sottocampo dell’AI che poggia sull’elaborazione del linguaggio sia scritto che parlato. I capodogli, per comunicare tra di loro, usano dei suoni di clic chiamati “codas” ed il team, a lavoro ormai da poco più di un anno, ha già collegato le registrazioni delle code delle balene ad un algoritmo PNL che, secondo Bronstein, sembra già dare risultati soddisfacenti essendo in grado di decifrarle; infatti, come da lui stesso dichiarato: “Sembravano funzionare molto bene, almeno con alcuni compiti relativamente semplici”.

Comunque, per riuscire a raggiungere l’obiettivo finale c’è bisogno di raccogliere una miriade di dati ed il primo passo sarà quello di procedere alla rilevazione di almeno 4 miliardi di code di capodoglio, bisognerà poi contestualizzarle studiando l’habitat naturale di questi animali per almeno un paio di anni. Se il progetto dovesse andare a buon fine l’umanità farà un enorme passo in avanti; infatti, secondo quanto detto da Bronstein: se scopriamo che sotto i nostri nasi esiste un’intera civiltà, questo può essere il risultato di un cambiamento nel modo in cui trattiamo il nostro ambiente e forse rispetteremo di più il mondo dei vivi”.