Ricerca shock negli States, il 50% dei minorenni su internet è stato in contatto almeno 1 volta con un molestatore

Ricerca shock negli States, il 50% dei minorenni su internet è stato in contatto almeno 1 volta con un molestatore

18/11/2021 0 By vanexa95

Negli Stati Uniti, più della metà dei bambini vittime del traffico di persone ai fini dello sfruttamento sessuale, ha incontrato per la prima volta i propri aggressori tramite messaggi, siti web o applicazioni sul cellulare. Lo denuncia Equality Now, un’associazione non governativa nata nel 1992 per la difesa dei diritti di donne e bambine contro la violenza sessuale.

La storia di Sarah Cooper

Sarah Cooper è solo un’adolescente quando crea il suo account Facebook. Segue i suoi interessi musicali, le sue passioni cinematografiche e gli animali. Ha tanti amici, che sono perfetti sconosciuti, tra questi c’è “J”. “J” come foto del profilo ha l’immagine un cartone animato, con lui si instaura un rapporto speciale che va avanti per qualche anno. Lei gli racconta ogni cosa della sua vita e, diventata maggiorenne, decide di incontrarlo. Si ritrova davanti un uomo molto più grande di quanto si aspettasse che la porta in un motel dove, insieme ad altri uomini la droga e abusa di lei. Poi viene venduta come schiava sessuale finché, dopo qualche giorno, non riesce a liberarsi grazie a un amico. Per anni Sarah ha tenuta segreta questa storia, forse per vergogna, o per paura di eventuali ritorsioni ma adesso la rende pubblica, annettendo una richiesta alle sue dichiarazioni: l’educazione alla sicurezza su internet. La storia è stata pubblicata qui da Equality Now.

Il report di Equality Now

Nel suo report del 2021 sugli abusi e lo sfruttamento sessuale online (OSEA Online sexual exploitation and abuse) Equality Now richiama l’attenzione sul genere di predatori online, come quello che ha adescato Sarah Cooper. Esso esamina le leggi che circondano l’OSEA a livello internazionale e regionale, con particolare attenzione all’Europa, esplorando l’equilibrio tra il rispetto della privacy digitale e della libertà di espressione con il dovere di garantire a tutti la sicurezza. Dal rapporto alla fine si evince la forte mancanza, in senso internazionale, di una legislazione che possa contrastare queste nuove minacce. Servirebbe un accordo globale (perché internet non ha confini fisici) che riesca a risolvere il problema della grande varietà di piattaforme da controllore.

Se volete saperne di più sulla sicurezza su internet, vi invito alla sezione del nostro blog dedicato alla cyber security.