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Stefano Bargagni racconta MorphCast, quando l’intelligenza artificiale incontra le emozioni

Stefano Bargagni racconta MorphCast, quando l’intelligenza artificiale incontra le emozioni

23/04/2021 0 By Redazione

Abbiamo il piacere di ospitare oggi Stefano Bargagni, CEO di Cynny, una start-up di Firenze che può ormai dirsi una realtà dello sviluppo informatico internazionale grazie soprattutto a MorphCast, il prodotto di punta dell’azienda.  MorphCast è un progetto ambizioso ed innovativo che ha come obiettivo primario quello di spingere l’intelligenza artificiale verso luoghi sempre più inesplorati ed emozionali. Non a caso il claim di presentazione di MorphCast è proprio questo: Emotional AI interactive Video Platform. Curiosi di sapere di cosa si tratta? Non perdetevi questa intervista! 

Buongiorno Stefano, prima di tutto Ti ringraziamo per la disponibilità. Abbiamo avuto il piacere di scoprire MorphCast e riteniamo sia un progetto talmente innovativo che non può non essere condiviso con i nostri lettori nazionali ed internazionali. Iniziamo dalla più classica delle domande: cos’è MorphCast? 

“Immagina un video che ti guarda mentre lo guardi e… reagisce alle tue emozioni! Si adatta, cambia trama, torna indietro, va avanti, più piano, più veloce… Semplificando: un film, uno spot pubblicitario, un corso di formazione, o qualsiasi altro tipo di contenuto multimediale, può seguire percorsi narrativi diversi sulla base delle emozioni, del livello di attenzione, dell’engagement, e di molte altre informazioni “lette” in tempo reale sul volto dello spettatore. Rispettando peraltro la privacy perché non registra niente e non manda dati privati ad alcun server. MorphCast è la piattaforma che permette di fare tutto ciò con una tale semplicità che chiunque può cimentarsi in questo nuovo modo di comunicare. Beh, non fa solo questo. In realtà è anche un ottimo strumento per creare video interattivi classici, con tanti bottoni, menu, link, ecc, proprio come si faceva con Flash Player, ma compatibile con tutti i moderni browser e proiettato nel futuro”.

Quanto è importante e quanto è motivo di orgoglio che a realizzare un progetto di AI sia una società italiana? Ormai siamo abituati a pensare all’informatica come ad un qualcosa appannaggio dei grandi player americani… Sta cambiando qualcosa nella geografia dell’innovazione? 

“L’innovazione tecnologica è nata in Italia quando ancora gli americani non esistevano. Firenze ha generato buona parte dei geni creativi delle cui opere tutta l’umanità beneficia da secoli. Ora che le barriere geografiche sono decisamente cadute grazie alla connessione delle menti su internet, non è più necessario spostare i nostri corpi sulle strade, autostrade, ferrovie e aerovie per fare innovazione. La tecnologia non privilegia più alcuna area geografica ed è oggi “democratica” da questo punto di vista. Questo penso sia  cambiato nella geografia dell’innovazione. Spero che presto cambi anche la geografia della finanza, annullando le differenze fra un’area geografica ed un altra, perché si possa usufruire ovunque delle stesse opportunità di finanziare lo sviluppo di un’impresa tecnologica in base ai suoi meriti e vera potenzialità e non in base alla ristretta cultura locale. Forse anche questa barriera sarà abbattuta grazie alla tecnologia che dopo internet ha partorito un’altra grande innovazione globale chiamata Blockchain.

Come e quando è nata l’idea di MorphCast? Quanto è durata la sua “gestazione”? Fermo restando che un progetto che prevede l’impiego e lo sviluppo di reti neurali, non potrà mai dirsi concluso. 

“Nasce tutto da una visione naturale e ovvia, almeno per me: possibile che i contenuti media di cui ormai usufruiamo a miliardi ogni giorno siano gli stessi da oltre 20 anni? Un filmato uguale per tutti, pubblicità che taglia la creatività per concentrarsi sul programmatic, remarketing, tracciatura degli utenti, ecc. ? No, non potevo crederci, nel 2013, quando ho puntato tutto sulla visione di un filmato che ti guarda mentre lo guardi. Da li ci sono voluti diversi anni durante i quali ho caparbiamente insistito ed investito insieme a moltissimi partner e soci finanziatori in quella che è stata un’impresa complessa ed entusiasmante: creare un gioiello tecnologico più piccolo di un file PDF ma che possa rilevare ogni micro espressione del volto, senza infrangere la privacy ed in tal modo pilotare i contenuti da mostrare istante per istante allo spettatore durante una esperienza interattiva assistita dall’Intelligenza Artificiale. E tutto ciò senza scaricare o installare niente, proprio come una pagina web.  MorphCast oggi è solo una piccola parte di ciò che sarà fra qualche anno, un primo pianeta in una costellazione delle nuova multimedialità interattiva. Ne vedremo delle belle quando questo mercato esploderà”.

La piattaforma vanta già diversi casi studio tra i brand più importanti del mondo. Senza offendere nessuno, qual è stata la vostra collaborazione “preferita” o che vi ha dato più soddisfazione? 

“Forse uno dei casi più emblematici per noi è stata la campagna di Rado Watches creata da 77Agency, per un motivo fondamentale: ci ha dimostrato che l’utente non ha paura ad aprire la camera del suo device se la promessa è quella di vivere un’esperienza innovativa, divertente e ingaggiante. Ma abbiamo collaborato con grande gioia anche nel mondo dell’istruzione, come per esempio con la Business School del Sole 24 ore che ha portato i corsi online su piattaforma MorphCast”.

Abbiamo avuto modo di analizzare i diversi campi di applicazione di MorphCast. Tra tutti ci ha molto colpito l’utilizzo della piattaforma nell’ambito della formazione, soprattutto in un periodo come questo in cui tutto viaggia inevitabilmente attraverso l’online. Come potrebbe cambiare la formazione in futuro adottando piattaforme come la vostra? 

“Le piattaforme di video comunicazione digitale (RTC), gli strumenti di formazione digitale (LMS) e le piattaforme di virtual classroom offrono funzionalità sicuramente avanzate e massima flessibilità. Tuttavia, sta emergendo un grande limite: ad oggi, questi strumenti non permettono di stabilire un “rapporto umano” con l’utente, escludendo completamente le dinamiche tipiche di un rapporto faccia a faccia tra docente e studente. Quando gli studenti sono coinvolti in lezioni ed esami online, siano essi sincroni o asincroni, MorphCast è in grado di ricreare le dinamiche  dell’interazione in presenza, anche in grandi classi virtuali, monitorando contemporaneamente l’attenzione di tutti gli studenti, le loro emozioni, l’engagement e il loro comportamento in generale. E tutti questi dati, che i tutor “vedono” sintetizzati in tempo reale sotto forma di tracciati grafici, possono essere utilizzati per creare interazioni con ogni singolo studente (rispiegare un concetto poco chiaro, premiare gli studenti più diligenti, e molto altro), o memorizzati sulle piattaforme di scuole e aziende per essere analizzati e utilizzati per ottimizzare il percorso formativo, per rendere consapevoli genitori, studenti ed insegnanti delle emozioni e non solo delle nozioni, in una scuola più “umana” anche se in DAD”.

MorphCast promette di cambiare per sempre l’approccio di creativi ed esperti alle campagne di web marketing. Qual è la vostra scommessa più grande? 

“Quando i brand avranno il coraggio di chiedere al proprio pubblico di aprire la camera senza paura di venire accusati di  spionaggio verso i loro utenti, il mondo della comunicazione farà un salto epocale, disintermediando programmatic, tracciamento e ogni altra tecnologia alla “grande fratello” per lasciar spazio alle tecnologie efficaci ed innocue che ingaggiano invece che tracciare i comportamenti e che, attraverso l’uso del sensore fotocamera, interagiscono con l’area emozionale dello spettatore. Proprio come avviene nella comunicazione fra persone. Questa è la nostra missione per la quale vale la pena di lottare fino al successo”.

Domanda noiosa ma inevitabile in un contesto sempre più attento alla protezione dei dati degli utenti: quanto conta il concetto di privacy nello sviluppo di MorphCast? 

“Beh, mi sembra di aver già risposto in parte a questa domanda. La privacy riguarda l’identità e i comportamenti delle persone. Le emozioni non sono private, dal momento che le esprimiamo in pubblico attraverso le nostre espressioni facciali, tono della voce, fisionomia e linguaggio del corpo. MorphCast è l’espressione della nostra filosofia, in favore della libertà e del libero movimento senza tracciamento. Capace di personalizzare, per esempio, la pubblicità, senza bisogno di conoscere chi sei, cosa fai né di scriverti i cosiddetti cookie nei tuoi device e tanto meno di “vendere” i tuoi dati privati a terzi“. 

Dato che ci avete abituato bene, sviluppi e progetti futuri? 

“Stiamo continuamente migliorando l’accuratezza e la usabilità delle nostre reti neurali, ma nel frattempo stiamo anche lavorando ad una rete neurale che aggiunga al nostro modello la capacità di analizzare il livello di stress, le attitudini caratteriali, le soft skill in modo da poter misurare la crescita personale, per esempio, di chi si sottopone a un percorso formativo, sia prima che durante e dopo l’esperienza. Grazie a partnership anche internazionali con altre società che operano in questo campo, siamo convinti che non sia solo un valore per il  mondo dell’istruzione, scuole o aziende, ma anche per singoli individui che usufruiscono giornalmente di contenuti su internet che in tal modo possono avere “suggeriti” che abbiano un maggior impatto sulla propria crescita personale e professionale”.