1 utente di Facebook su 8 ha disturbi nel sonno, nelle relazioni interpersonali e sul lavoro

1 utente di Facebook su 8 ha disturbi nel sonno, nelle relazioni interpersonali e sul lavoro

Le polemiche sulla diffusione dei documenti Facebook, pubblicizzati dall’ex dipendente Frances Haughen, non accennano a placarsi. Infatti, il Wall Street Journal ed altri quotidiani americani continuano a divulgare i Facebook Papers, portando alla luce oltre 10.000 pagine di contenuti, utili per scoprire cosa accade all’interno di Facebook, che da qualche settimana ha acquisito il nome di Meta. I documenti evidenziano e raccontano nel particolare tutte le falle rilevate nelle segrete stanze del social e le difficoltà incontrate nel limitare “la disinformazione, l’incitamento all’odio e alla violenza, a volte per carenza di mezzi tecnici, e a volte per non danneggiare i profitti che derivano dall’attività delle persone su Facebook”. In particolare, i Facebook Papers fanno emergere le relazioni non sempre rosee tra l’azienda e la stessa piattaforma social. Piattaforma di difficile gestione, perché le logiche che ne agevolano lo sviluppo sono eticamente poco apprezzabili e, di certo, discutibili.

Come tutte le società quotate che devono rendere conto del proprio operato agli azioni, anche Meta ha conferito la priorità massima al profitto e al guadagno, tralasciando le questioni legate all’etica e alle responsabilità d’uso del social stesso. La condotta degli esperti di Menlo Park non è mai cambiata, nonostante più volte siano venuti fuori i problemi che la piattaforma ha creato e crea ai suoi utenti. E questo emerge chiaramente dalle indiscrezioni diffuse dal Wall Street Journal che, proprio negli ultimi giorni, ha fatto rilevare una nuova criticità per gli utenti Facebook. Da un recente studio interno al social di Mark Zuckerberg, infatti, è emerso che 360 milioni di persone, 1 utente su 8, fruisce della piattaforma in modo esagerato. Fruizione insana che, poi, ha riverberi importanti sulla qualità della vita d’utente, che arriva ad avere problemi importanti, quali disturbi nel sonno, nelle relazioni sociali ed interpersonali e sul lavoro.

Meta parla semplicemente di “utilizzo problematico” di Facebook. Ma l’esperienza insegna come questi disturbi portino ad un’unica patologia, oggi sempre più diffusa e nota, soprattutto tra i più giovani: la dipendenza da internet. Lo studio accennava anche ad un’iniziativa dell’azienda, che aveva pensato di costituire un team, in grado di occuparsi del “benessere interno” di Facebook. Purtroppo, il gruppo di lavoro si è disgregato nel 2019. Dal canto suo, Meta ha negato l’esistenza delle criticità rilevate, respingendo ogni accusa e attaccando il Wall Street Journal, tacciato di divulgare la realtà dei fatti in “modo distorto”. Nonostante i tentativi di difesa messi in campo da Meta, non è la prima volta che il suo social di punta finisce nel mirino delle polemiche. Solo qualche mese fa, infatti, era toccato ad Instagram, piattaforma di proprietà di proprietà di Facebook/Meta, accusato di essere causa di molti disturbi e fonte di ansia, stress e sentimenti negati per gli adolescenti.