Codice Rosso, il Revenge Porn è reato: cosa dice la legge

Codice Rosso, il Revenge Porn è reato: cosa dice la legge

18/10/2019 0 Di Redazione

Con l’approvazione in Senato del 19 Luglio 2019 e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il Ddl sulla Tutela delle vittime di violenza domestica e di genere è diventata legge. Denominata “Codice Rosso”, la Legge numero 69 ha apportato anche modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, introducendo tante novità in materia di tutela in caso di maltrattamenti nel contesto domestico, di violenza di genere, con conseguente inasprimento delle pene.

In modo particolare, però, la legge introduce il reato di “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, al fine di combattere il “Revenge Porn”, in italiano “porno vendetta”.

Fenomeno purtroppo diffuso negli ultimi tempi, la “pornografia non consensuale” consiste nella condivisione pubblica di immagini, video e contenuti intimi. Considerata una sorta di cyberbullismo più “specializzato”, la porno vendetta può concretizzarsi mediate l’acquisizione del materiale secondo diverse modalità:

  • Attraverso la pratica del “sexting”, cioè l’invio consapevole e spontaneo di foto e video da parte della vittima, mediante smartphone o web – cam ;
  • Con il consenso della vittima, durante il realizzarsi dell’atto sessuale o di altri atteggiamenti attinenti alla pornografia;
  • Senza il consenso della vittima e attraverso dispositivi nascosti in luoghi pubblici (bagni, spogliatoi);
  • Mediante l’intrusione illecita negli account e nei dispositivi dell’interessato.

Inoltre, le vittime possono essere sotto l’effetto di alcool e droghe; dunque, non essendo pienamente coscienti di quanto compiono, diventano protagonisti loro malgrado di azioni al di fuori del loro controllo.

In genere, questa pratica viene messa in atto al termine di una relazione sentimentale, al fine di vendicarsi del compagno, oppure in seguito a serate occasionali trascorse con partner di “passaggio”, conosciuti online oppure personalmente. Solitamente il colpevole di questo reato agisce mediante il caricamento del materiale sulle pagine social della vittima o su siti dedicati al porno. Inoltre, molto spesso il reo procede con la creazione di pagine ad hoc, su cui pubblica le foto ed i video invitando, poi, gli eventuali visitatori ad ulteriori condivisioni o diffusioni.

Per aumentare il senso di vergogna e ledere ancora di più l’onore e la reputazione della vittima, il materiale viene generalmente inviato anche a parenti, conoscenti, colleghi e amici, rendendo davvero virale la sua diffusione. Molto spesso, poi, i video e le foto sono accompagnati da espliciti riferimenti alla vittima (dati personali, indirizzi, recapiti telefonici), in modo da rendere quest’ultima ancora più rintracciabile e riconoscibile.

Oltre alla condivisione illecita, l’acquisizione e il reperimento di video e foto dal contenuto sessualmente esplicito possono divenire fonte di minacce, ricatti e stalking. Un doppio trauma per la vittima, costretta a subire l’onta morale, il disagio psichico, lo stigma sociale ed un conseguente danno economico, nell’illusione di frenare la diffusione dei materiali incriminati.

Pertanto, vista la gravità sociale e l’ormai stringente attualità sul tema, l’entrata in vigore del Codice Rosso permette l’applicazione di pene severe e più aspre. La diffusione illegale di immagini o filmati a contenuto sessuale senza il consenso della persona interessata, infatti, comporterà l’arresto per un arco temporale che varierà da uno a sei anni, oltre che una multa compresa tra i 5 e i 15mila euro. La stessa pena è prevista per chi, ricevuti o acquisiti tali materiali, provvede alla loro diffusione e per i soggetti che, dopo aver realizzato o sottratto video e foto a contenuto sessuale, destinati a restare privati, li diffondono senza il permesso degli interessati, al solo scopo di cagionare un danno agli stessi. Il reato acquisisce un elemento di gravità se i fatti sono commessi all’interno di un rapporto affettivo, anche se concluso, oppure attraverso l’uso di mezzi elettronici.

Il web, dunque, è sorvegliato speciale. Secondo i dati diffusi dalla Polizia della Comunicazioni, infatti, la rischiosa consuetudine di effettuare riprese e scattare foto in atteggiamenti intimi si sta diffondendo sempre di più. I numeri dicono che il 6% dei giovanissimi di età compresa tra gli 11 e i 13 anni invia immagini a contenuto sessuale, con un picco registrato tra le ragazzine. Con l’accrescere dell’età (fascia compresa tra i 14 e i 19 anni), aumenta anche la percentuale di chi diffonde materiale di questo genere (19%). Infine, da un sondaggio effettuato nel 2017, è emerso che molti adolescenti considerano pratica abituale filmarsi durante un rapporto sessuale.

L’entrata in vigore del Codice Rosso ha portato ad una vera e propria rivoluzione, rafforzando le tutele per le vittime e inasprendo le pene per chi si macchia di questi crudeli reati. E, come nel caso delle emergenze in ospedale, adesso anche le vittime del revenge porn e di altri reati informatici a sfondo pornografico godranno finalmente di una corsia preferenziale, evitando i tragici epiloghi che, ultimamente e in modo drammatico, hanno spesso trovato spazio nelle pagine di cronaca.