Questo motore di ricerca tedesco pianta gli alberi con le ricerche degli utenti

Questo motore di ricerca tedesco pianta gli alberi con le ricerche degli utenti

Ecosia è “il motore di ricerca che pianta gli alberi“. Fondato nel 2009 dal’imprenditore tedesco Christian Kroll, ad oggi conta 15 milioni di utenti. Non è l’unico motore di ricerca alternativo a Google, si appoggia a Bing, ma la sua particolarità sta nel fatto che i profitti che raccoglie non vengono divisi tra i soci, perché usati per finanziare progetti di forestazione. Più precisamente, la società che coordina Ecosia riserva una parte dei ricavi mensili, una quota che oscilla tra il 30 e il 50%, a seconda dei profitti raccolti, al sostegno delle organizzazioni mondiali che si occupano di piantare alberi, di proteggere alcune specie di animali, il clima dai cambiamenti atmosferici estremi o per assicurare un supporto economico a popolazioni che ne hanno necessità.

Sono gli annunci pubblicitari che appaiono al di sopra o accanto ai risultati delle ricerche ad assicurare il guadagno ad Ecosia, che contribuisce alla forestazione. Però, è necessario fare una precisazione. Il motore di ricerca tedesco riceve finanziamenti dai suoi inserzionisti, solo se chi ne fruisce fa click sugli annunci o se compra qualcosa, proprio a partire da un collegamento di affiliazione che lo porta verso un sito di e-commerce. I guadagni dipendono dall’attività scelta dall’utente: se clicca su un annuncio, Ecosia riceve alcuni centesimi di euro; in caso di un acquisto attraverso link affiliati, invece, il motore di ricerca ottiene una percentuale, che oscilla tra l’1 e il 15% di quanto gli utenti acquistano. Anche se i visitatori non cliccano su un banner pubblicitario, il motore di ricerca Ecosia percepisce in media 0,5 centesimi di euro.

Nel design e nell’estetica, il motore di ricerca tedesco è simile a Google. Infatti, si presenta con una home page quasi completamente bianca, il logo del motore di ricerca e la barra in cui scrivere le parole per la query. Ma sotto la barra di ricerca appare un contatore che, in live, si aggiorna e comunica all’utente quanti alberi vengono piantati. Attualmente si parla di una cifra che si aggira attorno ai 121 milioni. E, in alto a destra della schermata, invece, l’utente rintraccerà il simbolo di un albero con il numero 0. Dopo una prima ricerca, il contatore scorrerà in modo progressivo. La spiegazione di questo conteggio è fornita direttamente dal motore di ricerca: “Questo è il numero di ricerche che hai effettuato con Ecosia. In media servono circa 45 ricerche per piantare un albero!”. Ma, come già spiegato, la logica non è esattamente questa.

E questo ha comportato critiche importanti per il motore di ricerca. Insieme a molte altre. Intanto, perché Ecosia si appoggia a Bing, motore di ricerca non proprio virtuoso per l’impatto sull’ambiente, perché le emissioni del gas serra toccano percentuali ancora molto alte. Anche la qualità dei risultati di ricerca non è ottimale, sia per quantità che per coerenza con l’argomento ricercato. E, infine, la privacy. A differenza di Google, Ecosia non raccoglie informazioni sui suoi utenti e, settimanalmente, rende anonimi tutti i dati sulle ricerche effettuate; l’utente può anche scegliere di impedirgli di perseguire qualsiasi tracciamento. Ma la questione della privacy apre molte criticità anche per Google. E, se si desidera usare un motore di ricerca alternativo a Google, si potrebbe scegliere DuckDuckGo. Anche questo è supportato da Bing, ma non condivide alcun tipo di dato né gli indirizzi IP criptati.