Secondo i ricercatori tutti gli esseri umani saranno presto “hackerati”

Secondo i ricercatori tutti gli esseri umani saranno presto “hackerati”

L’intelligenza artificiale oggi è più potente che mai e le sue potenzialità non sembrano in alcun modo arrestarsi. Ogni giorno, noi umani, rilasciamo una quantità infinita di dati personali che vengono poi gestiti appositamente per conoscerci meglio al fine di manipolarci, sia per fornirci i giusti contenuti di intrattenimento, sia per dirigerci verso questo o quell’acquisto.

Yuval Noah Harari, filosofo sociale di fama mondiale e autore di bestseller come “Sapiens, la nascita dell’umanità”, “Homo Deus: breve storia del futuro” e “21 lezioni per il XXI secolo” attraverso cui cerca di spiegare in modo impeccabile le meraviglie ed i rischi del futuro, sostiene che dobbiamo iniziare a regolamentare l’intelligenza artificiale altrimenti potremmo ritrovarci a vivere in un futuro distopico popolato da “umani hackerati”; è una sorta di avvertimento simile a quello fatto dall’ex dirigente di Google agli inizi di ottobre.

Il problema sono, soprattutto, le grandi aziende che detengono una mole infinita di informazioni sugli individui che viene impiegata in strategie più ampie che hanno come fine la manipolazione. Harari sostiene che, per affrontare e risolvere questo problema, i leader mondiali devono iniziare a cooperare per fornire le basi di una giusta regolamentazione dell’IA e della raccolta di dati in tutte le nazioni, per evitare che il potere possa ricadere unicamente nelle mani di pochi. Le aziende tecnologiche sono in rapida espansione e impiegano sempre più gran parte dei propri sforzi per raccogliere efficacemente un’enorme quantità di dati sui propri utenti; la paura di Harari sorge come conseguenza al fatto che sempre più persone stanno cedendo informazioni sulla loro vita privata, senza pensarci due volte, a diverse organizzazioni private che di certo non hanno come priorità la cura e la tutela dei loro interessi.

In un rapporto di “60 minutes” della CBS Harari ha detto: Netflix ci dice cosa guardare e Amazon ci dice cosa comprare. Alla fine entro 10 o 20 o 30 anni tali algoritmi potrebbero anche dirti cosa studiare al college e dove lavorare e chi sposare e persino per chi votare”, ha poi aggiunto “Certamente, ora siamo al punto in cui abbiamo bisogno di una cooperazione globale. Non puoi regolare la potenza esplosiva dell’intelligenza artificiale a livello nazionale”. Dunque, il filosofo sociale incita le diverse nazioni a prendere sul serio questa faccenda ed a considerare la possibile minaccia di una potente intelligenza artificiale, consigliando di attuare alcune misure di protezione volte a garantire maggiore trasparenza per far sì che i dati non vengano utilizzati solo con l’intento di manipolare gli individui