TikTok: un leak svela i segreti del suo avvincente algoritmo

TikTok: un leak svela i segreti del suo avvincente algoritmo

07/12/2021 0 By fogliotiziana

Il successo di TikTok è ormai consolidato. Da qualche anno a questa parte, e nonostante la caccia alle streghe di Donald Trump contro il social cinese, la piattaforma ha prosperato, al punto da aver superato il traguardo del miliardo di utenti attivi. Un successo mondiale che non deve più molto al caso. In un documento interno dell’azienda pubblicato dal New York Times e dal giornalista Ben Smith, scopriamo alcuni dei segreti di TikTok per mantenere fedeli i suoi utenti.

Il documento interno, che è stato anche confermato da un portavoce dell’azienda, è stato diffuso da TikTok per spiegare ai suoi dipendenti più inesperti come funziona il suo algoritmo. Secondo il New York Times, la fuga di notizie verrebbe da un dipendente anonimo, visibilmente “disturbato” dal modo in cui la piattaforma tenderebbe a spingere gli internauti verso contenuti “tristi” e deprimenti.

Concretamente, TikTok avrebbe una ricetta ben precisa per attirare, e soprattutto trattenere, gli utenti Internet sul proprio feed. A seconda del tempo trascorso a guardare un video, l’algoritmo tende a consigliare contenuti simili. Ciò è tanto più vero se il contenuto è stato completato o visualizzato in un ciclo.

Altro criterio importante da tenere in considerazione, il numero di commenti e like presenti su un video, che avrà l’effetto di determinarne il potenziale di viralità, e quindi di definire se quest’ultimo debba essere evidenziato o meno nei feed degli utenti. Il documento interno definisce anche una versione semplificata dell’equazione che sta alla base del suo algoritmo.

Plike X Vlike + Pcomment X Vcomment + Eplaytime X Vplaytime + Pplay X Vplay

Nulla di sorprendente quindi da parte di TikTok, che come tutte le altre piattaforme social cerca soprattutto di fidelizzare i propri utenti mettendo in evidenza i contenuti suscettibili di generare engagement.

L’app vuole trattenerti il ​​più a lungo possibile. L’esperienza a volte viene descritta come una dipendenza – scrive Ben Smith, che però si modera – se i social network oggi si preoccupano della loro propensione a generare una sensazione di dipendenza, ai loro tempi era anche il caso della televisione, dei videogiochi e persino dei giochi da tavolo“.