Com’è andata la storia della class action contro Twitter finita con un patteggiamento da 800 milioni di euro

Com’è andata la storia della class action contro Twitter finita con un patteggiamento da 800 milioni di euro

Un patteggiamento fissato per 809,5 milioni di dollari ed un processo scampato. Questo l’esito della class action che nel 2016 fu intenta da un gruppo di stakeholders nei confronti del social del cinguettio. L’annuncio è stato dato direttamente da Twitter attraverso una comunicazione alla SEC, in seguito alla redazione di un accordo vincolante, mettendo la parola fine all’accusa di aver trasgredito alcuni passaggi del Securities Exchange Act, che riporta la data del 1934. Al momento, manca un ultimo passaggio, che è l’approvazione da parte del giudice. Quest’ultimo, semplicemente, darà il consenso e l’approvazione di tutte le richieste mosse contro la società, ma senza l’ammissione di alcuna illegalità. Il social del cinguettio diffonde la comunicazione, anticipando la selezione della giuria per il processo; la nomina dei giurati sarebbe dovuta tenersi il prossimo 27 settembre ma, alla fine, il giudice Jon Tigar di Oakland l’aveva differita a fine novembre.

La storia ebbe inizio, dunque, nel 2015, quando Twitter fu accusato di aver ingannato gli investitori riguardo l’aumento del proprio numero di utenti. La causa fu avviata e depositata presso la Corte Distrettuale del distretto nord della California solo l’anno successivo. Ad intentare il procedimento fu Doris Shenwick. Stando alle sue parole ed in relazione alla condotta tenuta da Twitter, ha evidenziato che “i dirigenti hanno consapevolmente fatto dichiarazioni pubbliche imprecise riguardo a queste metriche e non hanno rivelato informazioni interne su di esse, determinando un prezzo delle azioni gonfiato, sceso quando la verità sul coinvolgimento degli utenti è diventata nota”. Più precisamente, il social del cinguettio è stato accusato di aver frodato gli investitori in relazione al numero reale di user attivi ogni mese e sulla quantità di interazioni che gli stessi avevano nei confronti della piattaforma. E, nonostante i progressi lenti, hanno accusato gli investitori, i vertici di Twitter “vendevano azioni per milioni di dollari”. Inoltre, gli stakeholder hanno aggiunto che la base di utenti media mensile del sito sarebbe dovuta crescere, superando i “550 milioni” nel medio periodo e di “oltre un miliardo” nel lungo periodo. Tuttavia, hanno evidenziato gli stakeholder, nella primavera del 2019 sono stati rilevati solo 330 milioni di utenti attivi.

Pertanto, la class action si è conclusa con il patteggiamento da parte di Twitter che, sebbene abbia accettato l’accordo, continua a negare l’illecito. Tuttavia, dal 2019, il social del cinguettio non ha più diffuso i dati mensili degli utenti, mentre al momento comunica solo quelli rilevati quotidianamente. Infine, la società “prevede di pagare l’accordo tramite la liquidità già disponibile e il versamento avverrà nel quarto trimestre del 2021, registrando un addebito una tantum”.