Criptovalute e clima: c’è davvero una corrispondenza?

Criptovalute e clima: c’è davvero una corrispondenza?

Il processo di estrazione delle criptovalute richiede ingenti quantità di energia elettrica; si tratta del c.d. mining. Attenzione, prendendo come esempio i Bitcoin come criptovaluta, “minare” non significa creare denaro dal nulla, infatti i BTC sono generati automaticamente all’interno della rete B2B che li gestisce e poi distribuiti online in modo del tutto casuale; dunque, Minare Bitcoin vuol dire ottenere BTC generati dalla rete e poi distribuirli online. 

Come detto all’inizio dell’articolo, per portare a termine questo processo vengono consumate immense quantità di energia elettrica e ciò, a lungo termine, potrebbe costituire un problema per la tutela dell’ambiente. Per questo motivo, alcuni minatori di criptovalute stanno iniziando a fare affidamento su fonti di energia rinnovabili, ma le critiche sono sempre più numerose. Secondo quanto dichiarato dalla Finansinspektionen, l’autorità di vigilanza finanziaria svedese, “La Svezia ha bisogno dell’energia rinnovabile presa di mira da parte dei produttori di cripto asset per la transizione climatica dei nostri servizi essenziali e un maggiore utilizzo da parte dei minatori minaccia la nostra capacità di rispettare l’accordo di Parigi” ha poi aggiunto che “L’estrazione ad alta intensità energetica di cripto-asset dovrebbe quindi essere vietata” sostenendo che quanto detto è condiviso anche dall’Agenzia svedese per la protezione dell’ambiente.

Gli attivisti ed i difensori dell’ambiente stanno facendo molte pressioni sui governi di tutto il mondo per far sì che questi agiscano immediatamente ponendo la giusta regolamentazione tenendo presente i rapidi cambiamenti climatici. Secondo una ricerca, il mining di bitcoin produce un livello di rifiuti così alto da essere paragonato a quello prodotto dai rifiuti elettronici ogni anno dai Paesi Bassi; dunque, il problema non risiede unicamente nel fatto che le industrie stanno, potenzialmente, perdendo energia rinnovabile, ma anche nello spreco di tale risorsa causato dall’attività di mining. 

Comunque, già è in atto un’operazione di auto-regolamentazione, chiamata Crypto Climate Accord, che ha lo scopo di anticipare l’eventuale interesse da parte dei regolatori dei Governi. Diverse aziende e think tank stanno lavorando ad un accordo climatico per stabilire uno standard comune con lo scopo di misurare le emissioni di CO2 generate dall’industria crypto; questo prevede due tappe: il passaggio delle operazioni di mining alle fonti rinnovabili entro il 2030 per far sì che l’industria delle criptovalute possa raggiungere la piena neutralità climatica entro il 2040. 

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