Facebook amplifica la disinformazione sul clima

Facebook amplifica la disinformazione sul clima

I cambiamenti climatici causati dall’inquinamento globale e dall’eccessiva quantità di emissioni di CO2 nell’atmosfera sono argomenti di stringente attualità. I leader mondiali sono riuniti a Glasgow per discutere del tema in occasione della “Cop26”. Tuttavia, il processo di diffusione delle fake news in tema non si arresta. Infatti, stando ad uno studio portato avanti dal “Real Facebook Oversight Board”, un gruppo di controllo indipendente, e dall’organizzazione ambientale no profit “Stop Funding Heat” la disinformazione sul clima è causata, nella maggior parte dei casi, proprio da Facebook. L’indagine, infatti, ha mostrato come la piattaforma di Mark Zuckerberg abbia diffuso 818.000 post con contenuti fuorvianti relativi alla questione dei cambiamenti climatici. E questi stessi post, rivela il report, hanno raccolto quotidianamente 1,36 milioni di visualizzazioni.

Il report è stato costruito sull’analisi di 195 pagine e gruppi Facebook, conosciuti per la tendenza nel pubblicare fake news in inglese sull’argomento. Dei 195 post presi in considerazione, 41 sono stati etichettati come “a tema unico”. Allo stesso tempo, gli stessi gruppi, denominati “Climate Change is Natural”, “Climate Change is Crap” e “Climate Realism” hanno condiviso soprattutto meme in cui smentiscono l’esistenza dei cambiamenti climatici e in cui sbeffeggiano i politici che si impegnano nella lotta contro di essi. Inoltre, ancora lo stesso studio ha rilevato come solo il 3,6% dei contenuti che contengono fake sul cambiamento climatico sia stato sottoposto a verifica da parte del team di Facebook. Ma le sorprese non sono finite qui. Infatti, dal rapporto è emerso anche che Facebook continua percepire, in modo diretto, migliaia di dollari proprio per pubblicizzare post che negano il cambiamento climatico. Più precisamente, sono stati rilevati 113 annunci di questo tipo nel corso dell’anno. Inoltre, l’indagine ha messo in luce come il 78% della disinformazione abbia come fonte sette pagine presenti sulla piattaforma. Le sette pagine, tuttavia, sono state segnalate un anno fa, grazie ad un’indagine precedente, ma Facebook non è mai intervenuto e le pagine hanno proseguito ad operare l’attività di disinformazione in modo indisturbato.

Gli esperti hanno considerato come il fatto sia molto grave perché, in questo modo, “chiunque potrebbe avviare una pagina Facebook e iniziare a pagare per diffondere bugie sul clima durante la notte senza l’intervento della piattaforma”. Facebook ha tentato una difesa e, nei giorni scorsi, il vicepresidente degli affari globali di Facebook, Nick Clegg, ha annunciato che il Climate Change Science Center presente sulla piattaforma e che riporta informazioni provenienti da fonti credibili, si diffonderà. In questo modo, i post sui cambiamenti climatici avranno una maggiore visibilità. Ma la questione legata alla circolazione della fake news sul tema non sembra potersi risolvere in questo modo. Gli studiosi che hanno realizzato l’indagine hanno notato come il Climate Change Science Center conti circa 100.000 visite al mondo da utenti di tutto il mondo, oltre “tredici volte meno del numero di utenti che visualizzano la disinformazione sul clima”.

Gli amministratori dei gruppi The Real Facebook Oversight Board e Stop Funding the Heat sottolineano quanto sia urgente affrontare il tema perché, hanno affermato, “la posta in gioco sul cambiamento climatico non farà che aumentare”. E, soprattutto, hanno messo in luce come Facebook abbia reagito “troppo tardi troppe volte in precedenza”. Pertanto, esperti ed attivisti del settore chiedono alla piattaforma di Mark Zuckerberg di “adottare e rendere pubblica una definizione di disinformazione climatica”, in linea con i principi guida della comunità scientifica. Dunque, la richiesta è quella di seguire “un piano rigido e trasparente per la rimozione di notizie false sul tema, vietando la disinformazione climatica a pagamento”. Inoltre, il social di Menlo Park è stato invitato a “condividere la sua ricerca interna su come la disinformazione climatica si diffonde sulla piattaforma”.

Facebook, da qualche giorno Meta, attraverso un suo portavoce, ha tentato una difesa: “Questo rapporto usa numeri inventati e una metodologia non corretta per suggerire che il contenuto su Facebook sia disinformazione, quando in realtà si tratta solo di post con cui questi gruppi non sono d’accordo dal punto di vista politico. Infatti, ci sono state oltre 140 milioni di interazioni con i contenuti sul cambiamento climatico durante lo stesso periodo di tempo, più di 14 volte le interazioni che questo rapporto sostiene”. Ribadendo come la piattaforma si stia impegnando per ridurre la diffusione di fake relative al cambiamento climatico sulla piattaforma, il portavoce di Meta ha annunciato che il social ha attivato una collaborazione “con una rete globale di fact-checkers”, con l’obiettivo di ridurre “la distribuzione di tutto ciò che valutano come falso o fuorviante” e di rifiutare “qualsiasi inserzione pubblicitaria che è stato smentita“.