Il caso del dipendente Apple licenziato dall’azienda per grave fuga di informazioni

Il caso del dipendente Apple licenziato dall’azienda per grave fuga di informazioni

Apple ha licenziato Ashley Gjøvik, senior manager a capo del programma di ingegneria del colosso di Cupertino. La dipendente è stata accusata di aver trasgredito le politiche aziendali, provocando una fuga di informazioni in seno alla Apple e coperte dall’obbligo di riservatezza. Infatti, la Gjøvik ha diffuso sul suo account Twitter le modalità con cui l’azienda californiana “gestisce le situazioni di sessismo e molestie tra i suoi dipendenti”.

Qualche settimana fa, proprio Ashley Gjøvik aveva rilasciato un’intervista e si era detta preoccupata per gli episodi di sessismo in Apple, affermando come la questione si ripeta da anni, ma la società non ha mai messo fine a questa situazione né proposto soluzioni alternative. In seguito a queste dichiarazioni, la Gjøvik è stata stato messa in congedo amministrativo a tempo indeterminato e, in seguito, ufficialmente licenziata. Sempre attraverso l’account Twitter, l’ex dipendente dell’azienda di Cupertino ha affermato di essere stata convocata urgentemente dalla Apple in merito a una “questione sensibile di proprietà intellettuale”, sottolineando come la sua “cooperazione e partecipazione” avessero un carattere “imperativo”. Dal canto suo, la Gjøvik ha risposto alla mail, facendo richiesta di conservare la discussione in modo scritto, poiché desiderava inoltrarla presso il National Labor Relations Board. Apple non ha tardato a controbattere e, nella persona di un suo dipendente, ha affermato che, dietro alla scelta di non essere presente al meeting, avrebbero proceduto con la sospensione di tutti gli accessi della dipendente ai sistemi di Apple. Nelle ore successive, la Gjøvik è stata informata che il suo contratto con Apple stava per essere chiuso definitivamente.

Ma l’ex dipendente di Cupertino si era detta preoccupata non solo per le questione legate alle molestie e al sessismo, ma anche per alcune delle politiche sulla privacy messe in pratica dalla società. Esse, infatti, prevedono che l’azienda abbia accesso alle informazioni personali dei lavoratori che si trovano memorizzate sui dispositivi e sull’ID Apple personale. Ma un portavoce di Apple ha subito replicato alle dichiarazioni della Gjøvik e, in una breve dichiarazioni rilasciata al portale The Verge, ha affermato: “L’azienda è sempre stata profondamente impegnata a creare e mantenere un ambiente di lavoro positivo e inclusivo. Ogni volta che viene sollevata una preoccupazione, per rispetto della privacy delle persone coinvolte, non discutiamo di questioni specifiche dei dipendenti”.

Nonostante le rassicurazioni fornite da Cupertino, il Nationale Labour Relation Board, l’agenzia governativa indipendente che negli Stati Uniti che si occupa del rispetto del diritto del lavoro, ha aperto un’inchiesta su Apple dopo lamentele di Ashley, a cui sono seguite quelle di Cher Scarlett, un altro ingegnere dell’azienda californiana. Quest’ultimo, infatti, ha anche lanciato un sondaggio interno ad Apple, con oggetto la disparità degli stipendi tra uomini e donne. Infine, l’ex dipendente ha ricevuto l’autorizzazione da parte di un’agenzia di tutela dei diritti civili per citare in giudizio Apple, potendo così intraprendere una causa privata contro la sua ex azienda.