Per il Financial Times queste dating app sono pericolosamente usate dai 13enni

Per il Financial Times queste dating app sono pericolosamente usate dai 13enni

Una recente indagine, portata avanti in Gran Bretagna dall’organizzazione benefica per i diritti digitali dei bambini, 5Rights, ha rivelato che decine di società tecnologiche, social media, giochi e le dating app più conosciute, mettono in pericolo i bambini, durante la loro permanenza online, trasgredendo il nuovo codice per i minori, in vigore nel Regno Unito. I risultati della ricerca sono stati illustrati presso l’Information Commissioner’s Office, accompagnati da una relazione scritta, redatta dalla baronessa Beeban Kidron. Quest’ultima è presidente dell’organizzazione benefica e appartenente alla Camera dei Lord, da cui era partita la proposta del Codice.

L’organizzazione benefica 5Rights ha messo sotto la lente d’ingrandimento TikTok, Snap, Twitter e Instagram, oltre che piattaforme meno note come Omegle, Monkey e Kik. E dall’indagine è emerso che, spesso, queste app usano strategie per spingere i bambini condividere le loro posizioni, a ricevere pubblicità personalizzata, contenuti dannosi e pericolosi, che diffondono informazioni su disturbi alimentari, autolesionismo e suicidio, Inoltre, senza verificare concretamente l’età dei piccoli utenti, i bambini risultano liberi di chattare con sconosciuti in video. Il Codice di protezione dei bambini, entrato in vigore in Gran Bretagna lo scorso agosto e presentato come un’iniziativa pionieristica ed innovativa, è stato, dunque, violato. E questa trasgressione costa una multa che decurta fino al 4% il fatturato globale delle aziende che non lo rispettano.

La denuncia della baronessa Kidron ha puntato il dito sulle violazioni perpetrate da almeno 102 piattaforme. E, allo stesso tempo, la Kidron nutre la speranza che le istituzioni considerino “inaccettabile” la condotta delle aziende, partendo da questa denuncia per inasprire i controlli, scoprendo magari trasgressioni ancora più gravi. E, l’ente regolatore britannico pare abbia colto l’occasione: “Le aziende online hanno avuto un anno per prepararsi al Children’s Code e ora avrebbero dovuto ridisegnare i loro servizi nell’interesse dei bambini, cambiando il modo in cui i dati dei bambini vengono utilizzati”. E ha aggiunto: “Prenderemo in considerazione la ricerca 5Rights come parte della nostra operazione in corso per valutare i servizi online che rappresentano il rischio più elevato per i bambini e non esiteremo ad agire laddove troviamo prove di violazioni della legge”.

Dall’indagine portata avanti da 5Rights, inoltre, è emerso che ragazzini di età compresa tra gli 8 e i 13 – 15 anni dispongono di smartphone Android o iPhone Apple. Questi sono stati capaci di effettuare il download di 16 dating app, tra cui Tinder, Happn, Find Me A Freak, Bumble; altri utenti minorenni, poi, hanno scaricato altre App dallo Store di Apple, fruendo di un account iCloud, solo premendo “OK” per confermare il superamento dell’età richiesta. La denuncia della Baronessa ha puntato il dito proprio sull’azienda di Cupertino: “Apple non impedisce agli utenti minorenni di scaricare app per soli adulti dall’App Store”. Apple non controbattuto. E lo studio ha confermato che utenti minori possono effettuare le iscrizioni alle dating app, senza problemi né controlli, perché non c’è alcuna verifica sull’età. Al momento dell’iscrizione, infatti, è sufficiente spuntare la dichiarazione e accettare i termini. Infine, assicurando impegno e una veloce risoluzione della questione, dall’organizzazione 5Rights hanno aggiunto: “Questo è un fallimento per queste piattaforme nel far rispettare le regole della comunità. Le garanzie che hanno messo in atto non sono sufficienti”.