Si torna a parlare di Web3, la prossima era di internet

Si torna a parlare di Web3, la prossima era di internet

Come tutto ciò che ci circonda, anche Internet e il Web sono in continua evoluzione. Ultimamente si sente parlare di Web3, ma cos’è? Anche se non è perfettamente definito, in quanto ancora in via di sperimentazione, vediamo cosa rappresentano le versioni precedenti.

Si parte con il Web 1.0 (World Wide Web) che era una rete di siti statici, senza dinamicità, possibilità di interazione tra gli utenti, streaming audio o video, download lentissimi e le comunicazioni peer-to-peer erano estremamente limitate. Dunque, vediamo che gli utenti erano per lo più consumatori passivi di contenuti.

Intorno al 2004 l’utente inizia una fase di transizione da spettatore a partecipante che dà il via al Web 2.0, segnando l’era dei Social Media. In questa fase gli utenti sono veri e propri creatori di contenuti che riescono ad esprimersi tramite piattaforme come YouTube, Facebook, Instagram, Twitter, TripAdvisor e moltissime altre ancora, riuscendo a sentirsi parte di una community e partecipando attivamente alla vita della stessa. La maggior parte delle piattaforme, però, sono centralizzate (come Google, Facebook, Amazon) ed i dati sono controllati da coloro che gestiscono le piattaforme; dunque, gli utenti non hanno il controllo né sui contenuti che creano, né sui propri dati personali.

Il Web3 rappresenta il futuro dell’Internet. È ancora in fase di costruzione ma, a differenza del Web 2.0, la proprietà ed il controllo sono decentralizzati con lo scopo di eliminare gli intermediari, consentire una maggiore privacy e trasparenza, con l’obiettivo più grande di liberare il globo intero dal controllo monopolistico.

In origine si pensava a Web 3.0, ma Gavin Wood, co-fondatore di Ethereum, ha coniato il termine Web3 nel 2014. Oggi Wood gestisce la Web3 Foundation, che si occupa di progetti tecnologici decentralizzati, e Parity Technologies che mira alla costruzione di infrastrutture blockchain per il Web3. Dunque, con il Web3 si vuole creare un ecosistema decentralizzato basato sulla blockchain, all’interno del quale piattaforme ed app non saranno più di proprietà di un solo gatekeeper, ma degli utenti che guadagneranno la propria quota apportando il loro contributo per sviluppare e mantenere efficaci tali servizi. 

Secondo quanto riportato da Wired a seguito di un’intervista con Wood, vediamo quanto detto in merito al potere centralizzato nelle mani di pochi: Penso che i servizi e le aspettative che abbiamo sono minacciati a causa della centralizzazione del potere che la tecnologia consente. Non c’è molto che sia successo prima di Facebook e Google che ha permesso quel livello di potere a così poche persone. Per me, Web3 è in realtà molto più di un movimento sociopolitico più ampio che si sta spostando dalle autorità arbitrarie a un modello liberale molto più basato sulla razionalità”.