In arrivo il canone Rai anche su smartphone e tablet?

In arrivo il canone Rai anche su smartphone e tablet?

Lo scorso 12 ottobre, l’amministratore delegato della RAI, Carlo Fuortes, ha proposto di rendere obbligatorio il canone RAI anche su smartphone e tablet. L’idea è stata avanzata nel corso dell’audizione alla Camera dei Deputati presso la Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi. Proprio in quest’occasione, Fuortes ha illustrato la situazione generale della televisione pubblica che, in questi ultimi anni, fatto registrare un decremento delle entrate di almeno 700 milioni di euro. Secondo l’amministratore delegato RAI, la causa principale di questa grande perdita è da cercare nella diminuzione dei ricavi pubblicitari e commerciali dovute, a loro volta, dalla vastità dell’offerta messa in campo dal digitale terrestre e dai prodotti premium. Inoltre, ha sottolineato Carlo Fuortes, i mancati ricavi sono da collegare anche al fenomeno dell’evasione fiscale seppur, in seguito all’inserimento del canone in bolletta, c’è stata un frenata del 5-3%.

Con una quota pari a 90 euro per anno, il canone RAI è il più contenuto in Europa, a fronte, ad esempio, dei 138 euro in Francia. Ma, conservare questa quota non eccessivamente elevata, ha voluto dire penalizzare il miglioramento dei palinsesti. Infatti, è stato necessario ridurre gli investimenti, “soprattutto sui prodotti culturali e sulle infrastrutture immobiliari e tecnologiche”. E, proprio per questo motivo, al fine di mettere un freno a questa tendenza negativa, Fuortes ha pensato di proporre alla Commissione parlamentare l’idea di rendere obbligatorio il pagamento del Canone RAI anche agli utenti che fanno uso di device digitali, come smartphone e tablet. Questi affiancherebbero i proprietari delle TV e gli intestatari di fatture emesse dalle imprese elettriche.

Ma Carlo FuOrtes ha avanzato altre tre possibilità da mettere in campo per dare una scossa positiva ai ricavi del servizio pubblico in Italia: “il riconoscimento integrale delle risorse del canone (con conseguente eliminazione dell’attuale trattenuta da 110 milioni), la cancellazione della tassa sulla concessione del canone ordinario e la riduzione del limite di affollamento di spot pubblicitari per singola fascia all’8% dall’attuale 15%”. Di fronte alle idee avanzate da Fuortes, il mondo politico ha fatto registrare importanti spaccature. Infatti, gli esponenti più in vista  hanno evidenziato “l’inadeguatezza del servizio pubblico RAI”. E, secondo la loro idea, la criticità va risolta “sul piano dei contenuti e delle infrastrutture, prima di gravare ulteriormente sui consumatori”.

Infine, le preoccupazioni di Fuortes toccano anche la pubblicità; infatti, l’amministratore delegato RAI teme che, con le nuove regole attualmente in esame presso le commissioni parlamentari di Camera e Senato, si possano registrare ulteriori passivi, “essendo previsto il passaggio dell’affollamento medio sulle tre reti RAI dal 4% al 7% nel 2022 e al 6% nel 2023, con perdite previste per 50 milioni nel 2022 e oltre 130 milioni dal 2023”.