Secondo il Garante della Privacy è vietato utilizzare LinkedIn per promuovere i servizi della propria azienda

Secondo il Garante della Privacy è vietato utilizzare LinkedIn per promuovere i servizi della propria azienda

Il Garante per la Privacy ha rivolto un ammonimento ad un’agenzia del comparto immobiliare milanese. Quest’ultima, infatti, aveva preso contatti con la proprietaria di un immobile, proponendo le prestazioni svolte in agenzia. Agenzia che, però, aveva avviato questo contatto nel 2019, ma usando l’account LinkedIn aziendale, per mezzo di un collaboratore. Pertanto, il Garante della Privacy ha intrapreso un procedimento che ha avuto termine lo scorso 16 settembre e che è costato un ammonimento ed una multa di 5.000,00 € all’agenzia immobiliare milanese. La sanzione finale comminata dall’Autorità è stata causata dal “reiterato mancato riscontro” da parte della agenzia immobiliare stessa. Quest’ultima, infatti, si è resa introvabile; questo ha causato un allungamento dei tempi dell’inchiesta, un incremento dei costi ed il necessario intervento della Guardia di Finanza per la notifica dell’atto.

Il Garante della Privacy, infatti, aveva fatto richiesta di informazioni il 20 aprile 2020, ma l’agenzia immobiliare milanese non aveva dato alcuna risposta. Attraverso una mail del dicembre 2020, aveva soltanto dichiarato che “la creazione di un profilo LinkedIn comporta una indiscriminata autorizzazione <<erga omnes>> ad essere contattati da altri utenti LinkedIn. E questo è ciò che ha fatto […], contattando la reclamante al fine di proporle il proprio servizio professionale. E questo ha fatto, avendo la certezza, desunta dai pubblici registri catastali, che trattavasi della proprietaria dell’immobile in questione”.

Così, lo scorso 16 settembre, Il Garante della Privacy ha diffuso l’ordinanza n. 9705632  in cui ha evidenziato che “le comunicazioni effettuate e ricevute nell’ambito delle piattaforme social sono finalizzate esclusivamente a quanto stabilito dalle condizioni di utilizzo del servizio offerto”. E, ha proseguito l’organo regolatore, LinkedIn, “è una piattaforma che ha come finalità quella di mettere in contatto individui che condividono gli stessi interessi professionali per favorire lo scambio di conoscenze o le opportunità lavorative”. Ma, allo stesso tempo, gli utenti di LinkedIn non “possano utilizzare la piattaforma per inviare messaggi ad altri utenti con lo scopo di vendere prodotti o servizi anche se in ciò consiste, evidentemente, la propria attività lavorativa”. La dichiarazione offerta dall’agenzia immobiliare non ha nessuna importanza per il Garante della Privacy, come non ha rilievo quanto diffuso dall’agenzia immobiliare stessa, in relazione “alla riservatezza del messaggio visibile solo al proprio collaboratore ed alla Sig. proprietaria”. Il Garante, poi, ha sottolineato come queste dichiarazioni possono essere valide solo dal punto di vista del “contenimento del pregiudizio”, “che in caso contrario avrebbe dato luogo ad un’illecita diffusione dei dati, ma non è una condizione sufficiente a rimuovere l’illiceità della condotta”.

Infatti, sempre all’interno dell’ordinanza, il Garante ha spiegato che il messaggio che il collaboratore dell’agenzia immobiliare ha inviato alla proprietaria ha una “finalità promozionale”. E questa “è contraria alle condizioni contrattuali di adesione al social network”. Infatti, continua il Garante, “avendo lo stesso adoperato sia il registro immobiliare e sia il social network per proporre un servizio di vendita, questa condotta assume una finalità diversa e incompatibile con quelle originarie e pertanto non rientrante fra le legittime aspettative dell’interessata; tutto ciò, basandosi sull’assunto che la persona che stava contattando su LinkedIn fosse la stessa persona rinvenuta come proprietaria nei pubblici registri”. Alla luce di questa ordinanza, il Garante della Privacy ha riconosciuto LindedIn colpevole di aver trasgredito l’art. 5 del Regolamento, ammonendo così l’agenzia ed esortandola ad “adottare idonee misure organizzative”.